Il lento cammino della Carta di Roma

Intervista a Laura Boldrini, portavoce dell' Unhcr in Italia.




Dopo ben 6 mesi di silenzio, un po’ surreale e un po’ rassegnato, la Carta di Roma (il protocollo deontologico ed etico per i media a tutela di migranti e rifugiati) è ricomparsa timidamente nel dibattito per ora quasi esclusivamente interno tra i soggetti promotori dell’iniziativa: FNSI, ODG e Unhcr.

Il 24 Aprile il Consiglio nazionale della FNSI ha approvato il documento che per essere ufficiale deve ancora passare al vaglio del prossimo Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti.

Ecco il testo del documento pubblicato sul sito della FNSI:

http://www.fnsi.it/Default.asp?key=8046&SINGA=S

Purtroppo però nè la Carta (che ancora non è stata definitivamente approvata) nè il codice deontologico della professione (che a volte sembra rivelarsi solo una formalità teorica) sono riusciti ad evitare lo scempio giornalistico di un paio di mesi fa....quando lo stupro di una ragazza (extracomunitaria, originaria del Lesotho) ad opera di un cittadino romeno (comunitario) ha monopolizzato le aperture di tutti i Tg e le prime pagine dei giornali di ogni colore e schieramento per (F)ini esclusivamente propagandistici ed allarmistici nell'ottica di legittimare le più restrittive politiche migratorie in nome di una immaginaria emergenza sicurezza.

Per il futuro non resta che la speranza., considerando che l’approvazione della Carta era prevista per ottobre e finora è stata forse eccessivamente rallentata da innumerevoli (anche se inevitabili) processi burocratici.

In occasione di questa nuova, attesa tappa per i diritti dei migranti e per il diritto all’informazione, abbiamo sentito la portavoce nazionale dell’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati Laura Boldrini. Partendo da una riflessione sulle ipotetiche prospettive della politica italiana in materia di immigrazione abbiamo discusso dell’aspetto mediatico di questo fenomeno all’indomani della vittoria di Berlusconi (e della Lega) alle elezioni politiche.




«Non credo sia cosa semplice riconsiderare il trattato europeo a quasi 2 anni dall’ingresso della Romania nella Ue».

Dobbiamo aspettarci un inasprimento della Bossi-Fini?

«Forse la Bossi Fini rappresenta addirittura una garanzia a giudicare dalle dichiarazioni di alcuni esponenti del nuovo governo nei giorni immediatamente successivi alla vittoria. Sono state annunciate misure che sotto certi aspetti risultano di difficile applicazione…(Il riferimento è alla detenzione dei clandestini, alla sospensione del trattato di Shengen e all’istituzione di commissariati speciali per i rom rumeni, accennate nelle dichiarazioni di alcuni politici del centro-destra sopo le elezioni. ndr). Non credo sia cosa semplice riconsiderare il trattato europeo a quasi 2 anni dall’ingresso della Romania nella Ue».




Quali sono i problemi legislativi da affrontare in Italia in materia di asilo e immigrazione forzata?

«Negli ultimi due anni è stato fatto qualche passo avanti nella legislazione dal momento che l’Italia ha recepito le direttive europee anche innalzandone gli standard: ad esempio, per quanto riguarda la situazione di un richiedente asilo a cui non è stato riconosciuto lo status di rifugiato né la protezione umanitaria, chi fa ricorso in caso di diniego ora può restare sul territorio e non rischia il rimpatrio forzato, inoltre ora il rinnovo del permesso di soggiorno può essere fatto fino tre anni nel caso della protezione umanitaria (in precedenza era solo per un anno) e fino a 5 per lo status di rifugiato. Ma per quanto la normativa possa essere migliorata, il nodo centrale resta l’integrazione e l’assistenza nell’integrazione, insomma tutto il percorso successivo all’ingresso nel nostro territorio e alla procedura di asilo. La garanzia del diritto perde significato se non sono previste misure di sostegno, se le comunità di rifugiati vengono lasciate isolate, se non si incoraggia l’apprendimento della lingua e soprattutto se non vengono facilitate possibilità di lavoro. Perché le leggi abbiano un impatto reale il processo deve continuare nell’integrazione».

«L’analisi del fenomeno è stata quasi del tutto omessa , al contrario, gli eventi sono stati descritti esclusivamente con il filtro della cronaca come se si verificassero in maniera spontanea e casuale. Intere carriere politiche si sono affermate sulla strumentalizzazione di questo fenomeno».

Qual’è il legame tra le politiche restrittive sull’immigrazione e l’atteggiamento dei media nel trattare il fenomeno?

«A 10 anni dall’affermazione del fenomeno migratorio in Italia è doveroso fare un bliancio. Gran parte di quello che è successo finora è stato progressivamente e sistematicamente sottovalutato e semplificato dalla stampa. L’analisi del fenomeno è stata quasi del tutto omessa , al contrario, gli eventi sono stati descritti esclusivamente con il filtro della cronaca come se si verificassero in maniera spontanea e casuale. Intere carriere politiche si sono affermate sulla strumentalizzazione di questo fenomeno. La stampa lo ha colto solo negli aspetti più eclatanti come ad esempio gli sbarchi a Lampedusa, fornendoci una lettura parziale ed omettendo la parte più importante e cioè l’aspetto culturale e sociale e i conseguenti cambiamenti che l’immigrazione ha portato nel nostro paese. Gli Italiani si sono abituati ad un bombardamento costante di allarmismi e ad un’informazione basata solo sulla paura, ma la descrizione dell’Italia come paese violento e poco sicuro a causa degli immigrati è assolutamente discordante con i dati reali soprattutto per quanto riguarda la questione della violenza ai danni delle donne. Titoli come “allarme stupri” riferiti agli immigrati non sono giustificabili perché le percentuali di reati come questo commessi da stranieri sono minimali, ma soprattuto perché nn viene detto che ogni giorno 13 donne in italia vengono stuprate e il 90% delle violenze avviene in ambienti conosciuti. Questa è la notizia.

Invece oggi l’italiano medio è convinto che siano gli stranieri a stuprare “le nostre donne”. (le donne italiane..) Quando un romeno rom ubriaco alla guida ha investito ed ucciso 5 persone, la piazza chiedeva la pena di morte, e la notizia è stata in prima pagina per giorni e giorni….ma pochi mesi dopo, l’italiano che ha ucciso le due turiste irlandesi è stato messo ai domicilliari senza provocare l’indignazione di nessuno anche perché la notizia ha avuto molto meno spazio. Anche per queste ragioni è necessaria una riflessione sulla deontologia dei giornalisti e sulle responsabilità legate al ruolo sociale che ricoprono. Nell’iniziativa per la Carta di Roma abbiamo raccolto le istanze della società civile a 360°, non solo dei migranti e delle associazioni in loro difesa. L’introduzione di un Osservatorio indipendente previsto nel documento per monitorare la stampa e per promuovere le buone prassi segnalandole agli Ordini regionali farà capo all’Università e sarà un’autorità autonoma e super partes (che funzionerà anche grazie si contributi delle Ong e della società civile) con una chiara connotazione scientifica».

Quali sono state le cause di questo ritardo nell’approvazione della Carta?

«Le ragioni sono state principalmente burocratiche: l’organizzazione interna di istituzioni come l’Ordine dei giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa è complessa e prendere decisioni esecutive richiede tempo e sforzi “logistici”. Le cariche dirigenziali di FNSI e Odg sono elettive e in questi 6 mesi ci sono state ben due convocazioni per il rinnovo della dirigenza di entrambi gli organismi: tutto questo ha sicuramente posticipato la discussione del documento al loro interno».

Non ci sono state delle resistenze?

«La Carta di Roma è nata come iniziativa congiunta di tutti i soggetti promotori. Ci sono stati anche pareri discordanti ma alla fine è stata approvata nelle fasi preliminari con una larga maggioranza. Diciamo che la sua sottoscrizione ufficiale non è stata una priorità all’ordine del giorno nelle convocazioni del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. Un esempio emblematico dell’atteggiamento superficiale dei media nel descrivere le migrazioni forzate è la crisi umanitaria in Iraq che ha recentemente compiuto 5 anni. L’argomento nn viene portato alla luce nei media se nn per il numero di morti in attentati suicidi e attacchi. Circa un anno fa alla conferenza organizzata dal Comue di Vinci su “libertà di informazione e diritti umani”, un giornalista di Radio Rai ha ammesso addirittura che al di sotto delle 20 vittime la notizia di agenzia non viene neanche presa in considerazione».

«La Carta di Roma è nata come iniziativa congiunta di tutti i soggetti promotori.. Diciamo che la sua sottoscrizione ufficiale non è stata una priorità all’ordine del giorno nelle convocazioni del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti».

C’è qualcosa che l’Unhcr può fare per stimolare i media ad una maggiore completezza ed accuratezza dell’informazione sul tema?

«L’ Unhcr in questi anni ha continuato a diramare informazioni sulle conseguenze umanitarie della crisi irachena. Inoltre l’anno scorso l’ufficio di Roma ha organizzato un viaggio in Syria al confine con l’Iraq con un gruppo di giornalisti per approfondire il problema dei rifugiati ed attirare l’attenzione anche sui paesi confinanti con le zone di conflitto. Solo in seguito a questo viaggio “qualcosa si è mosso” nella stampa italiana e l’opinione pubblica ha potuto sapere che quanto accade in Iraq e nei paesi limitrofi è qualcosa di eccezionalmente grave. Abbiamo recentemente segnalato la necessità di documentare anche gli sbarchi in Yemen dalle vicine coste della Somalia dal momento che questo paese si sta trovando da solo ad affrontare un problema insormontabile. Anche l’Egitto nonostante i problemi interni come la disoccupazione e l’elevato tasso di povertà (Il World Food Programme delle Nazioni Unite afferma che il 20% della popolazione, circa 14.2 milioni di persone, vive sotto il livello della povertà, con meno di 80 centesimi al giorno.) si trova costretto ad affrontare forti ondate di migranti provenienti da tutta l’area: Palestina, Iraq, Sudan, (Darfur) Somalia, Eritrea».

Quando si potrà parlare di emergenza umanitaria in Egitto?

«Le crisi umanitarie hanno sempre un impatto grave sui paesi limitrofi si perché li costringono ad affrontare l’accoglienza delle popolazioni in fuga, sia perchè si trovano a dover arginare focolai interni di conflitto.E’ importante ribadire che la stragrande maggioranza dei rifugiati rimane vicina al proprio paese e non è vero che tutti vogliono andare in Europa. La crisi umanitaria si trova in Iraq ed è la causa di molti dei problemi dell’Egitto e non solo. Stiamo parlando di una crisi che ha una rilevanza epocale perché sta provocando il piu grande spostamento di massa nel medio oriente dal 1948 quando venne istituito lo stato di Israele. Stiamo tentando da anni di rompere il muro dell’indifferenza ma purtroppo l’atteggiamento della stampa italiana non accenna a cambiare».

Qual è la situazione dei rifugiati iracheni in Italia?

«I rifugiati iracheni in Italia sono veramente pochi: quelli che arrivano nel nostro territorio passando per la Libia attraverso il Mediterraneo o dalla Grecia attraverso l’Adriatico spesso non si fanno identificare e scelgono di non fare domanda di asilo perché per il regolamento di Dublino sarebbero vincolati a restare nel primo paese in cui fanno ingresso. Queste persone sono disposte anche a pagare delle consistenti somme di denaro affidandosi ai trafficanti per raggiungere un paese come la Svezia perché sanno da chi è arrivato prima di loro che a differenza di altri paesi la Svezia fornisce realmente assistenza e facilita l’integrazione».

La Spagna è l’unico paese europeo che permette di presentare domande di asilo attraverso le ambasciate, infatti il 94% dei 1600 iracheni presenti in Spagna ha ottenuto l’asilo attraverso le ambasciate spagnole in Egitto. Come mai l’Italia non accetta richieste nei suoi uffici diplomatici?

«Tramite le ambasciate italiane è impossibile fare domanda e non sono mai state accettate pratiche di richiesta di asilo poiché questa procedura non è contemplata nell’ordinamento giuridico italiano».

«Ad oggi la maggiore crisi umanitaria si trova in Iraq ed è la causa di molti dei problemi dell’Egitto e non solo. Stiamo parlando di una crisi che ha una rilevanza epocale perché sta provocando il piu grande spostamento di massa nel medio oriente dal 1948 quando venne istituito lo stato di Israele».

L’Italia è una terra di passaggio per moltissimi flussi di migrazioni forzate dall’Africa e dall’Oriente. Quasi sempre la rotta per l’Italia (per mare o per terra) non è frutto di una scelta consapevole, ma rappresenta l’unica via per giungere nei paesi europei dove le garanzie di diritti e possibilità di lavoro sono migliori che altrove. Tuttavia le politiche restrittive della “fortezza europa” e la complessità legislativa dell’Italia ancora priva di una legge quadro per il diritto di asilo non facilitano la vita dei migranti in cerca di rifugio.

Questa complessità legislativa può essere la causa indiretta di un incoraggiamento dell’immigrazione illegale?

«Il sistema potrebbe essere valido in teoria, ma nella pratica si verificano molti “effetti collaterali”. ll regolamento di Dublino stabilisce qual è lo stato competente per vagliare una domanda di asilo per evitare che nessuno stato dell’Unione si faccia carico della stessa domanda di asilo avanzata più volte da uno stesso cittadino in diversi paesi. Il regolamento di Dublino è un’esigenza per regolare il sistema e ha ricadute ovviamente anche sulla sicurezza dei paesi. Fissare criteri comuni presuppone che nell’Unione Europea ci sia uniformità di trattamento e armonizzazione legislativa. Ma non si possono paragonare gli standard greci con quelli svedesi. Per quanto riguarda gli iracheni ad esempio, tutto è diventato più difficile da quando hanno cominciato a circolare rapporti su presunte serie di passaporti rilasciati a Baghdad considerati non sicuri dalle ambasciate europee (e quindi anche dalla Svezia, che in passato aveva accolto moltissimi richiedenti asilo iracheni). La priorità data alla sicurezza europea ha di fatto impedito a tutti gli iracheni in possesso di un passaporto rilasciato in tempi “sospetti” di spostarsi da Baghdad nonostante i rischi. Un paio di anni fa nel Cpt di Crotone ho conosciuto una donna somala madre di 5 figli di cui uno handicappato, giunta in Italia con una “carretta del mare” diretta a Lampedusa. Dopo un anno, con grande sorpresa l’ho ritrovata a Crotone. Nel frattempo era riuscita ad arrivare in Norvegia dove lei e i suoi figli avevano potuto usufruire di un’assistenza particolare: avevano una casa, potevano frequentare la scuola pubblica e a lei era stato offerto un lavoro. Ma quando la polizia ha scoperto che era arrivata in Europa tramite Lampedusa ha dovuto rispedirla a Crotone da dove era partita, in applicazione del regolamento di Dublino. Questo per una persona significa essere sdradicata due volte, ma purtroppo sono le conseguenze drammatiche di una norma stabilita per armonizzare il sistema europeo».

L’unica speranza è il resettlement?

«Purtroppo sono ancora pochi i paesi in grado di assicurare il resettlement. E comunque non può essere questa la soluzione per i 33 milioni di persone, 4,5 milioni gli iracheni, costrette a vivere fuori casa a seguito di guerre e persecuzioni. Gli Stati Uniti hanno offerto delle quote di resettlement e di circa 11000 casi ne sono stati accolti 6000 , ma nonostante l’apertura, questa soluzione è comunque provvisoria e insufficiente. C’è un bisogno sempre crescente di sollecitare l’interesse per l’Iraq a livello internazionale. La stampa raramente fa l’equazione tra conflitto armato e crisi umanitaria. Ci si concentra solo sugli aspetti più sensazionalistici».

E’ ragionevole auspicare che la Carta di Roma possa incoraggiare la stampa ad approfondire la crisi umanitaria del popolo iracheno in fuga?

«Speriamo almeno che si cominci ad utilizzare un linguaggio appropriato e che non si continuino a promuovere pregiudizi ai danni di rifugiati e migranti».

http://www.borderless.it/index.php?option=com_content&task=view&id=148&Itemid=2

In breve..

IMG_1578.jpg E intanto Magdi Allam (il Corriere, 24 Maggio) si indigna ferocemente per i fiumi di alcol gettati nel Nilo dal proprietario saudita dell’Hotel Grand Hyatt del Cairo in un impeto di integralismo religioso.. Probabilmente la possibile fuga di turisti spendaccioni e spesso irrispettosi a cui è concesso veramente di tutto (al contrario che agli egiziani) lo turba molto di più che la violazione di alcuni diritti (più importanti del diritto all’alcol) nei paesi arabi....ma spesso anche nel nostro paese. L’importante è che “noi occidentali civilizzati” OVUNQUE NEL MONDO possiamo farci i SANTI cavoli nostri. Per gli altri c’è la Sharia…

Qualcosa è cambiato?

“Il Consiglio Nazionale della Fnsi ha approvato a larghissima maggioranza, con sole quattro astensioni, il Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti denominato ‘Carta di Roma’. Lo stesso documento, che è già stato approvato dalla Commissione giuridica del Cnog, sarà messo in votazione nel prossimo Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti”.

Ebbene si...dopo mesi e mesi di silenzio rassegnato, questo Blog si risveglia per comunicare che la proposta della Carta di Roma è tornata timidamente a farsi sentire..anche se per ora si tratta solo della cronaca dell'ennesima procedura di approvazione essenzialmente burocratica iniziata lungo tempo addietro..

Ecco le tappe in ordine cronologico:

(19/01/2007) “Immigrati e rifugiati” Incontro a Roma giovedì 25 gennaio tra l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, l’Ordine dei giornalisti e la Fnsi nella sede del Sindacato

(01/02/2007) "Immigrazione e rifugiati: costituito il Comitato scientifico per la Carta dei doveri per i media Il ministro Ferrero: "Un'iniziativa di grande rilievo"

(24/04/2008) "Il Consiglio Nazionale della Fnsi approva La Carta di Roma su richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti"

Di questo passo non ci resta che la speranza! Purtroppo nè la Carta (che ancora non è stata definitivamente approvata) nè il codice deontologico (che a volte sembra rivelarsi solo una formalità) sono riusciti ad evitare lo scempio giornalistico della scorsa settimana....quando lo stupro di una ragazza EXTRACOMUNITARIA ad opera di un COMUNITARIO ha monopolizzato le aperture di tutti i Tg e le prime pagine dei giornali di ogni colore e schieramento per Fini esclusivamente propagandistici ed allarmistici nell'ottica di legittimare le più restrittive politiche migratorie IN NOME di una immaginaria EMERGENZA SICUREZZA.

Qui di seguito il testo della Carta di Roma riportato sul sito della FNSI:

PROTOCOLLO DEONTOLOGICO CONCERNENTE RICHIEDENTI ASILO, RIFUGIATI, VITTIME DELLA TRATTA E MIGRANTI

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, condividendo le preoccupazioni dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) circa l’informazione concernente rifugiati, richiedenti asilo, vittime della tratta e migranti, richiamandosi ai dettati deontologici presenti nella Carta dei Doveri del giornalista - con particolare riguardo al dovere fondamentale di rispettare la persona e la sua dignità e di non discriminare nessuno per la razza, la religione, il sesso, le condizioni fisiche e mentali e le opinioni politiche - ed ai princìpi contenuti nelle norme nazionali ed internazionali sul tema; riconfermando la particolare tutela nei confronti dei minori così come stabilito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dai dettati deontologici della Carta di Treviso e del Vademecum aggiuntivo, invitano, in base al criterio deontologico fondamentale ‘del rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati’ contenuto nell’articolo 2 della Legge istitutiva dell’Ordine, i giornalisti italiani a:

osservare la massima attenzione nel trattamento delle informazioni concernenti i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta ed i migranti nel territorio della Repubblica Italiana ed altrove e in particolare a:

a. Adottare termini giuridicamente appropriati sempre al fine di restituire al lettore ed all’utente la massima aderenza alla realtà dei fatti, evitando l’uso di termini impropri;

b. Evitare la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte riguardo a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti. CNOG e FNSI richiamano l’attenzione di tutti i colleghi, e dei responsabili di redazione in particolare, sul danno che può essere arrecato da comportamenti superficiali e non corretti, che possano suscitare allarmi ingiustificati, anche attraverso improprie associazioni di notizie, alle persone oggetto di notizia e servizio; e di riflesso alla credibilità della intera categoria dei giornalisti;

c. Tutelare i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta ed i migranti che scelgono di parlare con i giornalisti, adottando quelle accortezze in merito all’identità ed all’immagine che non consentano l’identificazione della persona, onde evitare di esporla a ritorsioni contro la stessa e i familiari, tanto da parte di autorità del paese di origine, che di entità non statali o di organizzazioni criminali. Inoltre, va tenuto presente che chi proviene da contesti socioculturali diversi, nei quali il ruolo dei mezzi di informazione è limitato e circoscritto, può non conoscere le dinamiche mediatiche e non essere quindi in grado di valutare tutte le conseguenze dell’esposizione attraverso i media;

d. Interpellare, quando ciò sia possibile, esperti ed organizzazioni specializzate in materia, per poter fornire al pubblico l’informazione in un contesto chiaro e completo, che guardi anche alle cause dei fenomeni.

IMPEGNI DEI TRE SOGGETTI PROMOTORI

i. Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, in collaborazione con i Consigli regionali dell’Ordine, le Associazioni regionali di Stampa e tutti gli altri organismi promotori della Carta, si propongono di inserire le problematiche relative a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti tra gli argomenti trattati nelle attività di formazione dei giornalisti, dalle scuole di giornalismo ai seminari per i praticanti. Il CNOG e la FNSI si impegnano altresì a promuovere periodicamente seminari di studio sulla rappresentazione di richiedenti asilo, rifugiati, vittime di tratta e migranti nell’informazione, sia stampata che radiofonica e televisiva.

ii. Il CNOG e la FNSI, d’intesa con l’UNHCR, promuovono l’istituzione di un Osservatorio autonomo ed indipendente che, insieme con istituti universitari e di ricerca e con altri possibili soggetti titolari di responsabilità pubbliche e private in materia, monitorizzi periodicamente l’evoluzione del modo di fare informazione su richiedenti asilo, rifugiati, vittime di tratta, migranti e minoranze con lo scopo di:

a) fornire analisi qualitative e quantitative dell’immagine di richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti nei mezzi d’informazione italiani ad enti di ricerca ed istituti universitari italiani ed europei nonché alle agenzie dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa che si occupano di discriminazione, xenofobia ed intolleranza;

b) offrire materiale di riflessione e di confronto ai Consigli regionali dell’Ordine dei Giornalisti, ai responsabili ed agli operatori della comunicazione e dell’informazione ed agli esperti del settore sullo stato delle cose e sulle tendenze in atto.

iii. Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana si adopereranno per l’istituzione di premi speciali dedicati all’informazione sui richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime di tratta ed i migranti, sulla scorta della positiva esperienza rappresentata da analoghe iniziative a livello europeo ed internazionale.

Il documento è stato elaborato recependo i suggerimenti dei membri del Comitato scientifico, composto da rappresentanti di: Ministero dell’Interno, Ministero della Solidarietà sociale, UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) / Presidenza del Consiglio – Dipartimento per le Pari Opportunità, Università La Sapienza e Roma III, giornalisti italiani e stranieri.

GLOSSARIO:

- Un richiedente asilo è colui che è fuori dal proprio paese e presenta, in un altro stato, domanda di asilo per il riconoscimento dello status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951, o per ottenere altre forme di protezione internazionale. Fino al momento della decisione finale da parte delle autorità competenti, egli è un richiedente asilo ed ha diritto di soggiorno regolare nel paese di destinazione. Il richiedente asilo non è quindi assimilabile al migrante irregolare, anche se può giungere nel paese d’asilo senza documenti d’identità o in maniera irregolare, attraverso i cosiddetti ‘flussi migratori misti’, composti, cioè, sia da migranti irregolari che da potenziali rifugiati.

- Un rifugiato è colui al quale è stato riconosciuto lo status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati, alla quale l’Italia ha aderito insieme ad altri 143 Paesi. Nell’articolo 1 della Convenzione il rifugiato viene definito come una persona che: ‘temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale od opinioni politiche, si trova fuori del paese di cui ha la cittadinanza, e non può o non vuole, a causa di tale timore, avvalersi della protezione di tale paese’. Lo status di rifugiato viene riconosciuto a chi può dimostrare una persecuzione individuale.

- Un beneficiario di protezione umanitaria è colui che - pur non rientrando nella definizione di ‘rifugiato’ ai sensi della Convenzione del 1951 poiché non sussiste una persecuzione individuale - necessita comunque di una forma di protezione in quanto, in caso di rimpatrio nel paese di origine, sarebbe in serio pericolo a causa di conflitti armati, violenze generalizzate e/o massicce violazioni dei diritti umani. In base alle direttive europee questo tipo di protezione viene definita ‘sussidiaria’. La maggior parte delle persone che sono riconosciute bisognose di protezione in Italia (oltre l’80% nel 2007) riceve un permesso di soggiorno per motivi umanitari anziché lo status di rifugiato.

- Una vittima della tratta è una persona che, a differenza dei migranti irregolari che si affidano di propria volontà ai trafficanti, non ha mai acconsentito ad essere condotta in un altro paese o, se lo ha fatto, l’aver dato il proprio consenso è stato reso nullo dalle azioni coercitive e/o ingannevoli dei trafficanti o dai maltrattamenti praticati o minacciati ai danni della vittima. Scopo della tratta è ottenere il controllo su di un’altra persona ai fini dello sfruttamento. Per ‘sfruttamento’ s’intendono lo sfruttamento della prostituzione o altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro forzato, la schiavitù o pratiche analoghe, l’asservimento o il prelievo degli organi.

- Un migrante/immigrato è colui che sceglie di lasciare volontariamente il proprio paese d’origine per cercare un lavoro e migliori condizioni economiche altrove. Contrariamente al rifugiato può far ritorno a casa in condizioni di sicurezza.

- Un migrante irregolare, comunemente definito come ‘clandestino’, è colui che a) ha fatto ingresso eludendo i controlli di frontiera; b) è entrato regolarmente nel paese di destinazione, ad esempio con un visto turistico, e vi è rimasto dopo la scadenza del visto d’ingresso (diventando un cosiddetto ‘overstayer’); o c) non ha lasciato il territorio del paese di destinazione a seguito di un provvedimento di allontanamento.

C’è chi grida “a morte”.

NON C’è NIENTE DI Più ALLARMANTE DELL’ALLARME CHE TUTTI I SANTI GIORNI FISCHIA SU GIORNALI E TV”. (P.Corrias). zingarella

Se ad un episodio di cronaca si attribuisce l’etichetta “emergenza rom” è naturale che chiunque venga a conoscenza di una notizia connotata in questo modo si senta stimolato a sviluppare un’opinione sul TEMA. Su una morte, uno scippo o una violenza carnale è davvero difficile avere un’opinione non unanime. Da destra a sinistra la condanna e lo sdegno sarebbero inevitabili. la_veritat_CONTR.jpg Se invece si è capaci di creare un nemico, da destra a sinistra diventa molto più semplice prendere posizione.Se in Italia l'informazione televisiva seguisse l’ammirevole esempio della tv spagnola che in alcuni canali ha deciso di istituire il Tg della Cronaca separato dal telegiornale tradizionale, probabilmente non saprebbero più cosa dire..o come dirlo. Ad Ottobre è iniziato l’autunno caldo dell’offensiva mediatica contro i rom…ma ciò che è peggio, contro i rumeni!(o romeni!?!) dando quasi per scontato che tutti i rumeni siano ROM. Se Grillo e le sue centinaia di migliaia di lettori erano stati ignorati per anni dai media mainstream, è arrivata dall’EST (cosa vorrà dire poi..) l’occasione giusta per tirarli in ballo con qualche grave ed appetitoso avvenimento criminale. Altro che anti-politica. Un argomento dal successo assicurato. Il momento d’oro per tutti quelli che finalmente avranno l’occasione di riempire ore vuote e noiose con dibattiti e profonde riflessioni sui limiti di sopportazione di un paese, sul “quando è troppo è troppo” senza neanche provare a ragionare sul fatto che l’emergenza non può diventare tale da un giorno all’altro, ma che se tutti i giornali e telegiornali si mettono a gridare all’unisono è comprensibile che l’allarme cominci a sentirsi sul serio. Tutto il contrario della favola di “al lupo al lupo!”, qui a forza di ripetere si finisce per convincersi. Questo clima infuocato non è nato dal nulla. Sicuramente hanno la loro fetta di responsabilità i titoli QUOTIDIANI dei quotidiani contro gli immigrati (è ancora lontano il giorno in cui li chiameranno semplicemente migranti.) Una donna è stata massacrata in una stazione buia e abbandonata alla periferia di Roma e due giorni dopo con una tempestività sbalorditiva si decide di sfoderare la “tolleranza zero” (per chi? E per cosa? IL NESSO SFUGGE…). Le monde* e L’Indipendent* hanno immediatamente commentato i fatti italiani IN PRIMA PAGINA condannando il provvedimento e soprattutto il clima da “caccia alle streghe” che si è letteralmente scatenato nel nostro paese. Come se dopo gli omicidi efferati della ‘ndrangheta in Germania, i tedeschi avessero emanato con urgenza un decreto per espellere più facilmente gli italiani, che come si sa, non sono poi così ben visti lì al nord, dove purtroppo vantano una fama di fannulloni, mafiosi e opportunisti, a discapito di tutti quegli italiani onesti che emigrano per lavorare, studiare e vivere una vita dignitosa come tanti altri cittadini comunitari. (eh già, emigrare.. noi comunitari si che possiamo!). Poi ci si sorprende (per non dire che si resta infastiditi) se il dissenso e “l’allarme xenofobia” arrivano puntuali da Bucarest. Ma è da gennaio 2007 che la Romania è entrata a far parte dell’Unione e NON da Ottobre…e da molto prima si sapeva che l’Europa si sarebbe allargata…e da ancora prima gli imprenditori italiani sapevano che conveniva investire in Romania perché la manodopera costava mooolto meno che in Italia. Se ne rendono conto quegli stessi imprenditori che ora pensano a spostarsi ancora più ad est (in Cina) perché gli operai rumeni se ne possono tranquillamente andare in Italia e guadagnare il triplo che in patria (anche se molto meno di quelli italiani e con molti meno diritti). madrid tzigan

Ed ecco che ancora una volta che l’estrema destra e le altre destre, (anche quelle travestite da sinistra) si scagliano contro “questi” che vengono in Italia per rubare e sporcare le nostre strade… “ma che vadano a LAVORARE!” come direbbe Fini che ha proposto addirittura di espellere chi non ha un reddito certo e una fissa dimora. Ma se in Italia la stragrande maggioranza dei giovani è precaria e costretta a vivere con i genitori oltre i trent’anni chissà come faranno dei “poveracci” a venire qui e sistemarsi regolarmente con casa e reddito fisso sfidando i pregiudizi. Poi c’è Amato che si rivolge ai più incattiviti Ultrà xenofobi invitandoli a non andare a picchiare gli zingari. (A pensarci bene poteva anche risparmiarsi questo avvertimento che addirittura “suggerisce” possibili mosse e ripercussioni..sembra quasi che abbia dato lui l’idea!). Purtroppo uno dei problemi più gravi, come dicono molti politici di centro-destra, è che molti rom vengono davvero in Italia perché è più facile farla franca. Ma non perché le leggi e le politiche sull’immigrazione sono più blande che in altri paesi europei…soprattutto perché la giustizia italiana è talmente lenta e farraginosa che i processi terminano nel 90% dei casi con una sentenza di non doversi procedere per prescrizione (vedi Toghe rotte* di Bruno Tinti) e dopo pochi giorni purtroppo ladri e stupratori escono dal carcere senza troppe cerimonie. p.s. Notare come in questo articolo* del Corriere di qualche settimana fa (sempre sotto l'etichetta "emergenza rom") i toni sono ben più pacati: e infatti l’incendio “scoppia” e non “viene appiccato” il processo è “possibile” e non “dovuto”. Il linguaggio è tecnico e freddo e ben lontano dai richiami apocalittici del giornalismo di questi giorni. (Un pò tristi..)

Una passeggiata sotto le bombe

bologna riot

Il Corriere del 5 Ottobre titola in prima pagina “Grillo: «I rom sono bomba a tempo» Sul blog: «L'immigrazione dalla Romania crea problemi». Attacco a Prodi: «Nessun controllo sugli ingressi» Affondo del comico sulla sicurezza. Fan divisi: «Filippiche da leghista»”. Ora, la rappresentatività del caso non consiste nel Post in se, ma nel fatto che un giornale come La Repubblica (e a ruota, tutti gli altri principali quotidiani nazionali) lo consideri improvvisamente notiziabile solo perché tratta un tema “caldo” e che offre su un piatto d’argento l’ennesima, quotidiana “polemica” (polemica che, naturalmente, “scoppia” ) facilmente collocabile sull’asse ideologico destra contro sinistra. (O meglio: politiche sulla sicurezza di destra contro politiche sulla sicurezza di sinistra). L’aspetto più significativo di questa scelta editoriale è che il Blog di BeppeGrillo non è stato mai considerato come “fonte” giornalistica attendibile nonostante da anni sia il Blog più frequentato in assoluto in Italia con più di un milione di visitatori al mese e riceva circa 4000 commenti al giorno sui temi più svariati, dall’energia, alla politica, all’informazione, con testimonianze più che autorevoli dal mondo accademico, scientifico, dalle associazioni della società civile e da semplici cittadini che esprimono il loro parere motivandolo e argomentando in prima persona e rendendo pubbliche le fonti. Questo dimostra ancora una volta l’esistenza di una sorta di “universo parallelo” lontano dai mezzi di comunicazione di massa, che può interagire con essi solamente se i temi che tratta sono notiziabili in termini di “polemica” cioè di spettacolarizzazione e quindi di vendita. Si legge su Repubblica del 6 ottobre, sempre accanto all’immancabile commento di Grillo sui rom|it], una glaciale rassegna delle operazioni portate a termine con orgoglio dalla polizia, un resoconto numerico dal linguaggio tecnico che rinuncia completamente alla spiegazione relegando come di consueto le migrazioni (o meglio “il problema immigrazione”) al “campo semantico” della criminalità. Si arriva quasi alla schizofrenia quando si nominano i “clandestini” iracheni. Sfido io un iracheno ad andare magari a piedi, sotto una pioggia di bombe, nel consolato di Bagdad a chiedere un visto per l’Italia e il rinnovo del passaporto scaduto! Se in Italia un italiano ci mette 2 mesi, figuratevi in Iraq! Ma non c’era la guerra in Iraq? Non c’erano i soldati italiani a rischiare la vita laggiù? Sarà stata una svista! Una tipica svista del giornalismo CUT&PASTE!

Legittimo razzismo.

londn broxtn

Ci mancava solo questa..un bell’articolo del Corriere per confermare quello che i pregiudizi e gli stereotipi nazionali avevano già lasciato presagire da tempo: gli immigrati sono la causa principale di criminalità in Italia. Ma non si tratta di un luogo comune..no, no! Signori miei, qui ci sono cifre ufficiali, statistiche e dati inconfutabili. Carta canta..le cifre parlano da sole..etc etc…e se non parlano da sole le faremo parlare noi.. Ora che la UE ha aperto le frontiere alla Romania si può cominciare a parlare de “L'invasione dei nomadi”. (Come se tutti gli abitanti della Romania fossero nomadi..) L'allarme (ma attenti cittadini..no agli allarmismi!L’allarme lo possono dare solo politici e giornalisti) di Amato e la nuova immigrazione. Annunciato dalla Conferenza di Firenze sull'immigrazione, ora è atteso un piano governativo per contrastare le ondate (si spieghi meglio…sempre cifre alla mano..di quali ondate sta parlando? Cosa si intende per ondate?) di reati che destano allarme sociale, rapine, furti, scippi, risse, (e perché no..parabrezza lavati a tradimento..) insediamenti abusivi e aggressivi dell'immigrazione clandestina. L'insicurezza collettiva, di fatto, non è imputabile solo alla criminalità nazionale, mafia, camorra, sacche d'illegalità urbane o suburbane. (E invece la paura di essere ammazzati a colpi di accetta dal proprio vicino di casa perché il neonato piangeva troppo? O dal proprio fidanzato perché era geloso? O dal proprio padre perché era nervoso? O dal proprio figlio perché era depresso? O di essere violentati a scuola? Quelle forse sono paure che destano meno allarme sociale degli scippi. Mah…)Anzi, oltre alla criminalità nazionale, non è più sostenibile quella d'importazione.(Cittadini..è ufficiale: siamo in una situazione “di fatto” insostenibile..secondo voi come possiamo reagire oltre che perdendo definivamente la pazienza?) Secondo un rapporto del Viminale a Montecitorio, 36,5 su cento reati commessi nel 2006 sarebbero (e come per magia..un periodo ipotetico diventa realtà) imputabili a residenti stranieri, 19,4 per cento immigrati clandestini. (Ed eccoci finalmente alle sacrosante cifre. Ma questa “oggettiva” statistica non tiene conto di un dato a dir poco fondamentale. Cioè che la Bossi-Fini ha introdotto il reato di non ottemperanza del decreto di espulsione, perciò, coloro che magari per mancanza di soldi e di documenti per poter lavorare non riescono a comprarsi un biglietto per tornare in Libia o in Sri Lanka entro 5 giorni lavorativi dal provvedimento, sono dei veri e propri criminali che vanno a gonfiare smisuratamente quella percentuale..Chissà come mai si continuano a prendere come oro colato queste statistiche ufficiali senza "disaggregare" i dati..e non quelle altrettanto ufficiali del’Onu e delle sue Agenzie internazionali. Per maggiori informazioni sul reato in questione, sulla cosiddetta "Espulsione amministrativa" e sul pronunciamento della Corte Costituzionale..consultate questi link e ) londn camdn

Ma ora si discute in particolare sui rom, che non sono più immigrati clandestini (Purtroppo!), bensì cittadini comunitari dopo l'ingresso della Romania nell'Ue. Non si possono respingere, ma solo espellere all'occasione per motivi di ordine pubblico. (Accidenti! Dobbiamo per forza aspettare che facciano qualche danno per rispedirli a casa loro.) «Dalla Romania — come ha segnalato però il ministro Amato — è in corso un vero e proprio esodo». In Italia, sarebbero (ah..amati condizionali…Amato -non nel senso di Ministro- amatissimo Italiano che ci permette così elegantemente di dire cose di cui non siamo certi anche se magari agitano gli animi..) già moltitudini e arrivano ancora. (...) (E come se non bastasse, per giustificare l’ostilità diffusa si sfrutta l’autorevolezza di uno come Montanelli, che mezzo secolo fa ha scelto a suo rischio di vedere di persona come vivevano i nomadi. Per il giornalismo di adesso può bastare come fonte diretta. Poco importa che sia passato quel mezzo secolo e che ora quei nomadi in giro per l’eurasia siano più che mai stanziali e si spostino da un campo sgomberato all’altro.. ) Ora, più di mezzo secolo dopo, saranno un po' diversi. Eppure Achille Serra, già prefetto di Roma, qualche mese fa dichiarava: «Visito personalmente i loro campi... Le donne non si vedono, forse perché sono sulla metro a scippare borsette, gli uomini dormono perché forse hanno lavorato di notte svaligiando abitazioni». Precisava, s'intende, di non voler generalizzare, ma concludeva insistendo sul pericolo che verso quegli stranieri l'insofferenza della gente raggiunga «forme di razzismo alle quali guardo con terrore»(Repubblica, 19 maggio).(Ed ecco un altro miracoloso stratagemma dell’Italiano per dire tutto ed il contrario di tutto mettendosi in salvo dal giudizio altrui: “non voglio generalizzare…PERò…lo sto facendo” “oppure…noi non siamo razzisti, PERò gli zingari..si sa..se lo meritano” o ancora “i comportamenti incivili e razzisti sono vergognosi…PERò, la situazione è insostenibile, la gente è insofferente”…se lo dice il già Prefetto, figuriamoci cosa diranno gli italiani disoccupati con famiglia a carico a cui è stata rubata la macchina dagli zingari! Per dirla come direbbe Bossi-già Ministro anche lui- “per imbracciare i fucili c’è sempre una prima volta!”) Già intorno ai campi nomadi si ripetono aspri conflitti. Da una parte, ruberie di automezzi, ciclomotori, benzina, denaro dei parcometri, persino panni stesi. Dall'altra parte, incursioni di rappresaglia imputabili anche (?!) alla primaria xenofobia razzista dell'inconsulta violenza. (Causata forse anche dai luoghi comuni diffusi quotidianamente dai media e da articoli “scientifici” come questo??) Il piano governativo in discussione, che include fra le misure d'emergenza più poteri a prefetti e sindaci, ripropone un quesito al quale non è facile rispondere. (Ma non disperate..vi daremo una mano noi..) Fino a che punto, in Italia come altrove, si può davvero integrare oltreché ospitare qualsiasi flusso d'immigrazione? (articolo completo)

Chi ROMpe paga. E i cocci sono i suoi..

beograd traffic 2 Gli scandali estivi sono un campo giornalistico tutto da studiare..i valori notizia cambiano in funzione delle vacanze e dell'umore degli italiani in vacanza. La morbosità dei temi ha le "attenuanti" dello scarso interesse del pubblico sotto l'ombrellone ed è giustificata perchè i quotidiani e tg devono competere con il gossip e i divertimenti all'aria aperta. E così. anche quest'estate abbiamo avuto la nostra buona dose di drammi e tragedie. Risolte e (molto più spesso) irrisolte. Una di sicuro è stata indimenticabile, ma putroppo non la ricorderanno in molti. La protagonista è una donna. Una nomade (o zingara, gitana, rom, rumena che dir si voglia.. ) sta camminando sulla spiaggia. Chiede l'elemosina (per suo figlio malato) infastidendo i bagnanti spensierati e turbando la loro serenità salmastra a scadenza rapida. Il destino ha voluto che un bambino che correva sulla sabbia andasse a sbatterle contro e che lei, istintivamente, si sia chinata tendendogli la mano per farlo rialzare. Apparentemente un gesto comune di gentilezza. Ma i bagnanti, abituati alle tragedie estive che, come hanno appreso dai giornali appoggiati accanto ai lettini, possono coglierti quando meno te lo aspetti, non la prendono bene. In pochi attimi una folla inferocita grida vendetta. In pochi attimi la donna si è trasformata in una trafficante di esseri umani. In un'ignobile rapitrice senza scrupoli. Voleva portarsi via il bambino. Costringerlo all'accattonaggio e alla prostituzione. Venderlo come merce, prendersi i soldi e lasciarlo morire di fame. Un'azione del genere non merita pietà. In questi casi, l'esasperazione fa compiere gesti estremi e la giustizia uno vuole farsela da solo. La folla si accanisce violentemente contro la donna senza risparmiarsi insulti, spintoni, calci, pugni e sputi.. La situazione precipita rapidamente e la signora rischia il linciaggio unanime. Se non fossero intervenute le forze dell'ordine forse sarebbe successo davvero. Un paio di giorni dopo arriva la scioccante smentita. La donna è stata fraintesa. L'accusatrice fa un passo indietro affermando davanti al giudice che non aveva elementi per crederla colpevole. che il suo gesto è stato mosso dal pregiudizio, dagli stereotipi e dai luoghi comuni. Secondo voi chi li paga i danni? beograd traffic

Discussione su Babelforums

Quando non se ne può più…Maiale-day!

E’ ormai impossibile ignorare che il tema quotidiano trattato costantemente dai giornali, (senza distinzioni tra destra e sinistra), è la sicurezza. Tra le questioni che preoccupano di più gli abitanti delle grandi città (ma non temete!Presto arriverà anche in quelle piccole e medie), ora c’è quella della minaccia multiculturale, corredata dalla semplice quanto pericolosa equazione multiculturalità=problemi-legati-alla-sicurezza.. Le polemiche spesso scattano prima sui giornali che tra la popolazione….semmai sono proprio quei titoli dal sapore bellico (e belligerante) ad innescare lo scontro e a suggerire prese di posizione su questioni che fino ad allora non interessavano neanche poi tanto, o non erano percepite come un pericolo reale (ma non c'è da temere, perchè i trucchi del mestiere compiranno il miracolo dell'audience ancora una volta). La più recente è la protesta di un noto politico del centro-destra contro l’apertura di nuove moschee, salutata civilmente con il lancio della campagna mediatica per il “Maiale day”, la giornata in cui i fieri padani ribadiranno con fermezza la loro profonda e nobile identità di divoratori di braciole e salumi vari.(?) Questi sono i termini del dibattito. Libertà religiosa vista come invasione e come affronto ai nostri valori, dando per scontato che “gli altri” vogliano negarli, sostituirli, diffonderli e colonizzarci (...e magari pure torturarci come nel "supplizio di Tàntalo" mettendo al bando porchetta, ciccioli e mortadella. Per non parlare del lambrusco!) multietnicaNon è contemplata l’idea che alcune di quelle persone (forse molte) vogliano tenersi un pezzo della loro identità, delle tradizioni da cui sono stati strappati per necessità o molto più spesso per disperazione. Forse lo fanno per conservare una parte della loro cultura che non vogliono dimenticare..per “sentirsi a casa”: una casa in cui vorranno ritornare un giorno. E’ da qualche anno che i delitti e le rapine in villa, macabri tormentoni estivi, imperversano sulle pagine dei quotidiani e nelle agende dei principali tg. Occupando per mesi l’interesse del pubblico…non si sa bene per quale scopo. La maggior parte dei delitti vengono commessi infatti da membri insospettabili della famiglia o della comunità e quelli compiuti invece da criminali "islamici"o “probabilmente albanesi” o “probabilmente romeni o magrebini” (che non ci è dato di sapere cosa abbiano in comune per essere cosi facilmente scambiati tra loro), restano quasi sempre impuniti. Ma nell’aria resta il sospetto di quel probabilmente, che ricompare ogni volta che incontro un albanese. E come faccio a sapere se lo è veramente? Beh, dico, probabilmente. Discussione su Babelforums

kefiah bo

E’ la stampa,baby!Parliamone…

fuga L’Italia è considerata da molti un paese “civile”, “democratico”, “aperto” e “tollerante” che molto più di altri rispetta i diritti umani, civili e politici…è proprio per questo che insieme a pochi paesi nel mondo ci arroghiamo il diritto (e addirittura il dovere) di riunirci in vertici ed alleanze -dai nomi altisonanti- per discutere e decidere sulle sorti del resto dell’umanità, per definirne e combatterne i problemi, per stimolare lo sviluppo economico.
Siamo i più fortunati e i più “sviluppati” e diamo assolutamente per scontato che tutti gli altri aspirino a raggiungere il nostro livello. A vivere come noi nel migliore dei mondi possibili. Con la complicità dell’inquinamento informativo abbiamo smesso ormai da tempo di riflettere su questa “candida”, presunta verità. E soprattutto sulle forti contraddizioni che ne derivano. Ad esempio: se è vero che siamo così civili e rispettosi come afferma la nostra Costituzione, allora come è possibile che non esista nel nostro paese una legge sul diritto d’asilo (sostituita provvisoriamente dalla cosiddetta Bossi-Fini)? Come possiamo giudicare il “livello di democrazia” degli altri paesi se respingiamo ogni giorno alla frontiera tutti quei “clandestini” o “disperati” che scappano - proprio per la scarsità di diritti che noi stessi vogliamo contrastare a casa loro con le bombe (…o con gli accordi internazionali)?
Quali sono le unità di misura della civiltà? Quali gli indici di democratizzazione e di libertà di un paese? Forse si tratta di una valutazione impossibile..e allora limitiamoci alla “percezione”. Da cosa si capisce che siamo più liberi e rispettosi dei diritti?gran casino Se la stragrande maggioranza dei media di informazione dedica la quasi totalità delle notizie riguardanti l’immigrazione a criminalità, emergenza e dramma, c’è da chiedersi su quali principi e valori basino il proprio lavoro e il proprio ruolo nei confronti dell’opinione pubblica. Dovremmo chiederlo noi cittadini. L’UNHCR lo ha già fatto esplicitamente con la proposta di una nuova deontologia
Probabilmente ci risponderebbero “teniamo famiglia”, “anche noi dobbiamo lavorare”, “c’è la crisi dei lettori”, “bisogna fare audience e attirare l’attenzione per vendere”, etc etc etc. E già…E’ la stampa, bellezza!Ma parliamoneorizonci

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