NON C’è NIENTE DI Più ALLARMANTE DELL’ALLARME CHE TUTTI I SANTI GIORNI FISCHIA SU GIORNALI E TV”. (P.Corrias).

Se ad un episodio di cronaca si attribuisce l’etichetta “emergenza rom” è naturale che chiunque venga a conoscenza di una notizia connotata in questo modo si senta stimolato a sviluppare un’opinione sul TEMA.
Su una morte, uno scippo o una violenza carnale è davvero difficile avere un’opinione non unanime. Da destra a sinistra la condanna e lo sdegno sarebbero inevitabili.
Se invece si è capaci di creare un nemico, da destra a sinistra diventa molto più semplice prendere posizione.Se in Italia l'informazione televisiva seguisse l’ammirevole esempio della tv spagnola che in alcuni canali ha deciso di istituire il Tg della Cronaca separato dal telegiornale tradizionale, probabilmente non saprebbero più cosa dire..o come dirlo.
Ad Ottobre è iniziato l’autunno caldo dell’offensiva mediatica contro i rom…ma ciò che è peggio, contro i rumeni!(o romeni!?!) dando quasi per scontato che tutti i rumeni siano ROM. Se Grillo e le sue centinaia di migliaia di lettori erano stati ignorati per anni dai media mainstream, è arrivata dall’EST (cosa vorrà dire poi..) l’occasione giusta per tirarli in ballo con qualche grave ed appetitoso avvenimento criminale.
Altro che anti-politica. Un argomento dal successo assicurato. Il momento d’oro per tutti quelli che finalmente avranno l’occasione di riempire ore vuote e noiose con dibattiti e profonde riflessioni sui limiti di sopportazione di un paese, sul “quando è troppo è troppo” senza neanche provare a ragionare sul fatto che l’emergenza non può diventare tale da un giorno all’altro, ma che se tutti i giornali e telegiornali si mettono a gridare all’unisono è comprensibile che l’allarme cominci a sentirsi sul serio. Tutto il contrario della favola di “al lupo al lupo!”, qui a forza di ripetere si finisce per convincersi.
Questo clima infuocato non è nato dal nulla. Sicuramente hanno la loro fetta di responsabilità i titoli QUOTIDIANI dei quotidiani contro gli immigrati (è ancora lontano il giorno in cui li chiameranno semplicemente migranti.)
Una donna è stata massacrata in una stazione buia e abbandonata alla periferia di Roma e due giorni dopo con una tempestività sbalorditiva si decide di sfoderare la “tolleranza zero” (per chi? E per cosa? IL NESSO SFUGGE…).
Le monde* e L’Indipendent* hanno immediatamente commentato i fatti italiani IN PRIMA PAGINA condannando il provvedimento e soprattutto il clima da “caccia alle streghe” che si è letteralmente scatenato nel nostro paese.
Come se dopo gli omicidi efferati della ‘ndrangheta in Germania, i tedeschi avessero emanato con urgenza un decreto per espellere più facilmente gli italiani, che come si sa, non sono poi così ben visti lì al nord, dove purtroppo vantano una fama di fannulloni, mafiosi e opportunisti, a discapito di tutti quegli italiani onesti che emigrano per lavorare, studiare e vivere una vita dignitosa come tanti altri cittadini comunitari. (eh già, emigrare.. noi comunitari si che possiamo!).
Poi ci si sorprende (per non dire che si resta infastiditi) se il dissenso e “l’allarme xenofobia” arrivano puntuali da Bucarest.
Ma è da gennaio 2007 che la Romania è entrata a far parte dell’Unione e NON da Ottobre…e da molto prima si sapeva che l’Europa si sarebbe allargata…e da ancora prima gli imprenditori italiani sapevano che conveniva investire in Romania perché la manodopera costava mooolto meno che in Italia. Se ne rendono conto quegli stessi imprenditori che ora pensano a spostarsi ancora più ad est (in Cina) perché gli operai rumeni se ne possono tranquillamente andare in Italia e guadagnare il triplo che in patria (anche se molto meno di quelli italiani e con molti meno diritti).

Ed ecco che ancora una volta che l’estrema destra e le altre destre, (anche quelle travestite da sinistra) si scagliano contro “questi” che vengono in Italia per rubare e sporcare le nostre strade… “ma che vadano a LAVORARE!” come direbbe Fini che ha proposto addirittura di espellere chi non ha un reddito certo e una fissa dimora. Ma se in Italia la stragrande maggioranza dei giovani è precaria e costretta a vivere con i genitori oltre i trent’anni chissà come faranno dei “poveracci” a venire qui e sistemarsi regolarmente con casa e reddito fisso sfidando i pregiudizi. Poi c’è Amato che si rivolge ai più incattiviti Ultrà xenofobi invitandoli a non andare a picchiare gli zingari. (A pensarci bene poteva anche risparmiarsi questo avvertimento che addirittura “suggerisce” possibili mosse e ripercussioni..sembra quasi che abbia dato lui l’idea!). Purtroppo uno dei problemi più gravi, come dicono molti politici di centro-destra, è che molti rom vengono davvero in Italia perché è più facile farla franca. Ma non perché le leggi e le politiche sull’immigrazione sono più blande che in altri paesi europei…soprattutto perché la giustizia italiana è talmente lenta e farraginosa che i processi terminano nel 90% dei casi con una sentenza di non doversi procedere per prescrizione (vedi Toghe rotte* di Bruno Tinti) e dopo pochi giorni purtroppo ladri e stupratori escono dal carcere senza troppe cerimonie. p.s. Notare come in questo articolo* del Corriere di qualche settimana fa (sempre sotto l'etichetta "emergenza rom") i toni sono ben più pacati: e infatti l’incendio “scoppia” e non “viene appiccato” il processo è “possibile” e non “dovuto”. Il linguaggio è tecnico e freddo e ben lontano dai richiami apocalittici del giornalismo di questi giorni. (Un pò tristi..)
L’Italia è considerata da molti un paese “civile”, “democratico”, “aperto” e “tollerante” che molto più di altri rispetta i diritti umani, civili e politici…è proprio per questo che insieme a pochi paesi nel mondo ci arroghiamo il diritto (e addirittura il dovere) di riunirci in vertici ed alleanze -dai nomi altisonanti- per discutere e decidere sulle sorti del resto dell’umanità, per definirne e combatterne i problemi, per stimolare lo sviluppo economico.
Se la stragrande maggioranza dei media di informazione dedica la quasi totalità delle notizie riguardanti l’immigrazione a criminalità, emergenza e dramma, c’è da chiedersi su quali principi e valori basino il proprio lavoro e il proprio ruolo nei confronti dell’opinione pubblica. Dovremmo chiederlo noi cittadini. L’UNHCR
Non sono indispensabili statistiche, studi e ricerche sui media per rendersi conto che, soprattutto negli ultimi anni, i migranti si sono trasformati nella principale minaccia delle nostre società "avanzate" (?!).....è una sensazione diffusa di sospetto, preoccupazione e indignazione che pervade la maggioranza della popolazione e si insinua anche in coloro che si sforzano di restare persone aperte, civili ed informate. Valori che diamo troppo spesso per scontati come il rispetto, la libertà e la solidarietà vengono rimessi quotidianamente in discussione da nuovi pregiudizi e stereotipi apparentemente più soft, ma molto più pericolosi e duraturi...Il segreto sta nelle parole. Innocenti, indiscutibili parole che condizionano impercettibilmente il nostro modo di pensare e le nostre azioni quotidiane. Anche con le migliori intenzioni con possiamo sottrarci a questi cambiamenti linguistici e all'affermazione di questi (innocui) significati: emergenza, clandestini, criminalità organizzata, immigrazione illegale, extracomunitari, degrado...sono termini legati l'uno all'altro senza soluzione di continuità. Ma di chi è la responsabilità? O almeno una parte di essa
Questo Blog si occupa del difficile rapporto tra media e migranti, dell'immagine dei migranti nei mezzi di comunicazione di massa e dell'influenza che i significati da loro espressi possono avere sulla percezione dei problemi sociali e sulle loro possibili soluzioni. Cerca di mettere in luce le responsabilità dei giornalisti nella trattazione di temi delicati come le migrazioni e il diritto d'asilo in relazione al diritto ad essere informati che appartiene ad ogni cittadino. L'obiettivo del Blog è di raccogliere proposte e suggerimenti per una nuova carta di autoregolamentazione della professione giornalistica che sia in grado di tutelare minoranze come migranti, richiedenti asilo e rifugiati dagli "abusi linguistici" .. in una prospettiva deontologica e soprattutto etica.